BRESCIA – La sentenza è arrivata in aula senza clamore, come spesso accade nei processi celebrati con rito abbreviato, ma il peso dei fatti resta enorme. A Brescia un uomo di 29 anni, di origine bengalese, è stato condannato a cinque anni di carcere per violenza sessuale su una bambina di dieci anni. Una storia che non si presta a titoli urlati, ma che obbliga a fermarsi, a guardare in faccia ciò che è accaduto e a interrogarsi su molte responsabilità che vanno oltre un singolo imputato.
I fatti risalgono all’estate del 2024 e si sono consumati in un ex albergo di Collio, in Valtrompia, struttura che in quel periodo ospitava richiedenti asilo. Tra loro c’erano anche la bambina e sua madre, arrivate in Italia in cerca di protezione. Un contesto fragile, fatto di convivenze forzate, spazi promiscui, equilibri delicati. Un contesto che, alla luce di quanto emerso in aula, non è stato in grado di proteggere chi avrebbe avuto più bisogno di tutela.
La vicenda è emersa solo quando la bambina è stata portata in ospedale per forti dolori addominali. Un accesso in pronto soccorso che ha cambiato tutto. Durante gli accertamenti, i medici hanno scoperto che la minore era incinta. Una notizia devastante, che ha immediatamente attivato le procedure di emergenza. Da quel momento la bambina e la madre sono state allontanate dalla struttura e trasferite in un luogo protetto, mentre le indagini hanno iniziato a ricostruire quanto accaduto nei mesi precedenti.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la violenza sarebbe avvenuta proprio all’interno dell’ex albergo, luogo che avrebbe dovuto garantire sicurezza a persone vulnerabili. L’uomo, arrestato poco dopo, ha ammesso le proprie responsabilità. Una confessione che ha inciso sull’iter giudiziario, portando alla scelta del rito abbreviato e a uno sconto di pena rispetto alla richiesta iniziale dell’accusa.
La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Federica Ceschi, aveva chiesto una condanna a sei anni e otto mesi di reclusione. Il giudice si è fermato a cinque anni, una pena che riflette i meccanismi del sistema processuale italiano ma che, inevitabilmente, solleva interrogativi nell’opinione pubblica. È sufficiente? È adeguata alla gravità dei fatti? Domande che emergono ogni volta che si parla di reati sessuali su minori e che raramente trovano una risposta condivisa.
Il processo si è svolto a Brescia, ma la storia parte da Collio, piccolo centro della Valtrompia. Un territorio che negli ultimi anni ha visto l’arrivo di strutture di accoglienza spesso ricavate da edifici dismessi, come alberghi o pensioni. Soluzioni temporanee diventate stabili, con tutte le criticità che questo comporta. Spazi nati per altro, adattati in fretta, dove il controllo e la prevenzione risultano difficili.
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