MAGENTA – Gli amici del ladro ucciso a Lonate Pozzolo lo ricordano come una “brava persona” e un “bravo papà”. Parole pronunciate tra le lacrime, davanti a telecamere e taccuini, nelle ore successive alla morte dell’uomo, colpito durante un tentativo di furto finito in tragedia. Un racconto che, mentre le indagini proseguono, apre uno squarcio umano su una vicenda complessa, segnata da dolore, paura e contrapposizioni.
Secondo quanto riferito dagli amici e dai conoscenti, l’uomo era padre di famiglia e, quel giorno, “stava lavorando”. Una frase ripetuta più volte, quasi a voler restituire un’immagine diversa da quella cristallizzata nei titoli di cronaca. “Era uno che faceva di tutto per i suoi figli”, racconta un amico di lunga data, la voce rotta dall’emozione. “Non era un violento. Amava stare con la sua famiglia”. Intorno a loro, un piccolo gruppo di persone si stringe in silenzio, tra rabbia e incredulità.
La versione degli amici si inserisce in un contesto già fortemente polarizzato. Da una parte, il dolore per una morte improvvisa; dall’altra, la paura di chi si è trovato la propria casa violata. Le indagini dei carabinieri mirano a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, chiarendo responsabilità e circostanze. Gli inquirenti stanno ascoltando testimoni, analizzando i rilievi e verificando ogni dettaglio utile a comprendere cosa sia accaduto in quei minuti concitati.
Nel frattempo, la comunità resta divisa. Sui social network si alternano messaggi di cordoglio e commenti durissimi. C’è chi esprime vicinanza alla famiglia della vittima, chi ribadisce il diritto di difendersi nella propria abitazione. Gli amici dell’uomo ucciso chiedono rispetto. “Non giustifichiamo niente”, precisa uno di loro, “ma chiediamo che si guardi anche alla persona, non solo all’episodio”.
Il tema del lavoro ritorna spesso nei loro racconti. “Quel giorno era uscito per guadagnare qualcosa”, insiste un conoscente. Un’affermazione che, pur non entrando nel merito delle indagini, testimonia il bisogno di dare un senso a una perdita che appare inspiegabile. La famiglia, intanto, si è chiusa nel silenzio, assistita dai legali e sostenuta da pochi intimi.
Il clima a Lonate Pozzolo resta teso. Le forze dell’ordine mantengono alta l’attenzione per prevenire possibili reazioni emotive o gesti inconsulti. La vicenda ha riacceso un dibattito antico, quello tra sicurezza e legalità, tra difesa e giustizia, che periodicamente torna a dividere l’opinione pubblica.
In attesa degli esiti giudiziari, restano le parole di chi piange un amico. Un ritratto che parla di affetti, di figli, di una vita che, comunque la si giudichi, si è interrotta bruscamente. Un dolore che chiede ascolto, senza sovrapporsi al lavoro della magistratura, chiamata ora a fare chiarezza su una notte che ha lasciato ferite profonde.
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